F1 GP di Imola,
il piccolo Nürburgring

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Poche aree nel mondo come l’Emilia e la Romagna vivono attorno alla passione comune per le corse e per la velocità. Se il cuore a 200 all’ora (e oltre) dell’Emilia si concentra sulle auto -e non a caso questo fazzoletto di terra a sud del Po ospita la sedi di Ferrari, Maserati, Dallara, Bugatti, Lamborghini -  la Romagna freme forse più per le moto. Imola si trova sul confine fra queste due regioni: ufficialmente è provincia di Bologna, quindi Emilia; ma il mood è molto romagnolo, per cucina, tradizioni, un senso del mare (Adriatico) che inizia a essere abbastanza vicino. Il circuito ha vissuto e vive per entrambe queste passioni.

Il circuito stradale

La storia di Imola come sede di circuito inizia a Seconda Guerra Mondiale appena conclusa. Nel 1947 la prima idea è di un tracciato extraurbano di 3800 metri su strade aperte al traffico: un lungo rettilineo in pianura che piega sulla sinistra (il celebre Tamburello) seguendo il fiume Santerno, quindi un tornante sinistro in salita (la curva Tosa) e su su fino alla collina imolese, dove una serie di curve disegnate attorno alla morfologia naturale dei pendii prosegue fino alla discesa verso la doppia curva della Rivazza. Da qui il circuito riprende in pianura raggiungendo i box e superandoli di nuovo verso il Tamburello.

La benedizione di Enzo Ferrari

Questo del circuito non progettato da un foglio bianco ma che asseconda salite e discese e curve imposte dalla conformazione del territorio è il marchio di fabbrica dei circuiti degli albori. Erano piste che emozionavano perché sfidavano le capacità e il coraggio dei piloti.  A Imola si inizia pensando alle sole gare di moto; ma nel 1948 un certo Tommaso Maffei Alberti, personaggio in vista in città, realizza la cooperativa che gestisce i primi passi del tracciato e arriva a chiedere il supporto di Enzo Ferrari, ai tempi già un’autorità anzi un simbolo internazionale delle corse.

Il Drake lascia Maranello (non lo fa spesso), viene in visita a Imola, è entusiasta del percorso e lo definisce ‘Un piccolo Nürburgring’. Apprezzamento maggiore, da parte dell’uomo che ha scritto pagine epiche di storia delle corse, non potrebbe esistere. Infatti Ferrari aiuta anche a mettere insieme un gruppo di investitori e l’Automobile Club d’Italia approva il progetto per un vero impianto permanente anche se su strade ancora aperte al traffico.

Le prime gare

Nel 1953 la prima gara: il Gran Premio Città di Imola valevole per il campionato italiano di motociclismo e che richiama oltre 60mila spettatori. Un anno dopo la prima gara internazionale: la Coppa d’Oro Shell, vinta nella Classe 500 da Umberto Masetti in sella a una Gilera. E a giugno la prima gara importante di auto: la Conchiglia d’Oro Shell, vinta da Umberto Maglioli su Ferrari 500 Mondial davanti alla Maserati di Luigi Musso. Nell’aprile 1963 il debutto della Formula 1, con una gara non valida per Mondiale e vinta da Jim Clark su Lotus 25.

La vita del circuito prende un’accelerazione. A metà anni Sessanta il circuito vierne chiuso alla circolazione di tutti i giorni; nel 1970 arriva la intitolazione a Dino Ferrari, figlio del fondatore del Cavallino morto prematuramente di malattia nel 1956. Ancora un paio d’anni e il circuito assume il suo disegno storico, con la realizzazione della Variante Bassa, per abbassare la velocità sul lungo rettilineo dalla Rivazza verso i box, e della Variante Alta, per rallentare il lungo tratto in collina che comprende la salita dopo la curva delle Acque Minerali e la discesa verso la doppia Rivazza. È in questa conformazione che il tracciato ospita, nel settembre 1979, il Gran Premio Dino Ferrari: gara senza validità iridata, fortemente voluta da Enzo Ferrari e beffardamente vinta (in un anno di dominio rosso culminato con il titolo di Scheckter) dalla Brabham-Alfa Romeo di Niki Lauda, l’ex-ferrarista più famoso di sempre, tanto che nel maggio 2019 sarà sepolto con indosso una tuta rossa.

L’incidente di Senna e Ratzenberger

Nel settembre 1980 Imola ospita il Gran Premio d’Italia, mai sfuggito -né prima né dopo- a Monza che quell’anno resta senza Mondiale. Ancora un anno e il circuito diventa sede fissa del GP San Marino, in coabitazione con Monza fino al 2006 e terreno di alcune delle giornate più indimenticabili della storia da corsa. In cima a tutte, purtroppo, il drammatico 1 maggio 1994 che vede la scomparsa in gara al Tamburello di Ayrton Senna al volante della sua Williams. 

Il giorno precedente aveva visto anche la morte di Roland Ratzenberger per uno schianto alla curva Villeneuve con la sua Simtek. A oggi, il weekend più tragico della storia dei Gran Premi.

Dalla scomparsa (14 agosto 1988) del Drake, il circuito è intitolato a Dino ed Enzo Ferrari, denominazione che resiste a tutt’oggi. Con queste caratteristiche il percorso ospita il Mondiale F1 fino al 2006, con un disegno che a seconda delle ricorrenti piccole modifiche misura circa 5000 metri e che nel 2004 vede la pole position record di Jenson Button su BAR motorizzata Honda a 222,6 km/h.

A fine ottobre, per il suo ritorno in campionato, Imola si proporrà con un layout ancora modificato: via la Variante Bassa prima dei box, dove il lungo rettilineo verso il Tamburello è ora spezzato da due curve a destra appena accennate; novità di sicurezza in zona Variante Alta, con maggiore spazio di fuga, nuovi box e soltanto la Torre Marlboro, a destra della linea di partenza, ancora esistente dalla tradizione precedente. Il campionato vi ritorna con piacere, anche se la collocazione temporale a inizio novembre non potrà proporre le atmosfere vissute fino al 2006, quando i giorni del GP San Marino erano un inno alla nuova primavera.

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