F1, Gilles vivo

F1, Gilles vivo

Arriva la Spagna e la Formula 1 non può fare a meno di ricordare Gilles Villeneuve. Due le motivazioni. A maggio 1982 il pilota canadese trovò la morte per un incidente maledetto, culminato in una parabola disegnata nel cielo e conclusa con un lutto impermeabile al passare del tempo e a qualsiasi differenza di latitudine. La seconda: proprio in Spagna, circuito di Jarama, alle porte di Madrid, il pilota della Ferrari conquistò nel giugno 1981 la sua ultima vittoria su questa terra. Un successo speciale, ai confini della leggenda. E qui i due temi si legano indissolubilmente.

Il trionfo di Jarama, infatti, regalò al mondo l’immagine di un Gilles improvvisamente nuovo, quasi inedito. Fino a quel giorno, il piccolo pilota canadese si era fatto conoscere al mondo con un’aura sintetizzata alla perfezione dal suo soprannome: l’Aviatore. Volava, Villeneuve. Volava rispetto al cronometro, con una velocità innata e indomabile, incurante di ogni condizione avversa. Ma anche in senso figurato: alcuni suoi incidenti, certe sue traiettorie con le quattro ruote staccate da terra e destinate ad atterrare nei punti più impensabili, scatenarono critiche ma anche un amore infinito. Il fatto che poi Gilles si riprendesse da ognuna di quelle carambole tuffandosi immediatamente in pista e andando ancora più veloce di prima, scatenò addirittura una febbre. Anzi, la febbre. La Febbre Villeneuve.

Ma quel 1981 presentò un Villenueve diverso. Sempre aggressivo al limite, ma non più oltre. Quella Ferrari, con la quale fino al 1980 aveva collezionato emozioni ma anche giornate drammatiche, tornava quell’anno a emergere a livello tecnico. Il suo motore turbo, sposato a Maranello in ritardo rispetto agli altri maggiori Team che infatti vi avevano già vinto, era potentissimo (come da tradizione del Cavallino) ma mostruosamente scorbutico nell’erogazione, e quindi difficile da guidare. Gilles vi vinse a Montecarlo, il 31 maggio, e il mondo colorato di rosso Ferrari tornò a sorridere. Vittoria eccezionale, quella nel Principato: coronata da un sorpasso impossibile (ma per Gilles nessun sorpasso davvero lo era) ai danni della Williams del campione iridato in carica Alan Jones.

E il 21 giugno, Spagna. A Jarama la Ferrari non era la monoposto più forte. Era velocissima in rettilineo; ma in curva Villeneuve e il suo compagno Didier Pironi erano costretti a ‘remare’. Ovvero: a sgomitare sul volante per tenere la monoposto in pista. Ma ecco il miracolo. Trovatosi al comando, Gilles mise in pista un capolavoro di guida. Imprendibile in rettilineo, la Rossa veniva miserabilmente raggiunta in curva dalle concorrenti: Williams, McLaren, Lotus, Ligier, evidentemente più agili in guidabilità. In breve si formò un trenino: Villeneuve davanti a difendersi da quel nugolo di vetture che provarono a superarlo a ogni staccata, a ogni percorrenza di curva. Finì come è impossibile non ricordare: Villeneuve primo, spalle e mani distrutte, e quattro mortificati dietro di lui nella miseria di un secondo e 24 centesimi di distacco.

Quel Villeneuve lottatore ma tattico sapiente fece dimenticare l’Aviatore. Ma il maggio dell’anno successivo, a Zolder in Belgio, il destino aveva in serbo una carta che nessuno aveva potuto prevedere. Era reduce da una delusione folle, Villeneuve. Al Gran Premio precedente, a Imola, il suo compagno Pironi aveva disatteso un ordine di squadra andandogli a rubare una vittoria che era scritta negli accordi. Gilles arrivò in Belgio cupo e frustrato. Pieno di risentimento. Tradito. E uno stupido incidente in prova, innescato dal tamponamento della monoposto di Jochen Mass nel punto forse più lento del circuito, proiettò la Ferrari in aria e Gilles nella memoria più nera.

Era sabato 8 maggio: nella clinica universitaria di Leuwen, poco lontano dal circuito di Zolder, si spegneva il pilota forse più amato di sempre. Un volo, l’ultimo: terribile nel suo essere amplificato dalle riprese TV. E Gilles non più fra di noi. Ma Gilles è vivo: sempre fra noi.

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