F1 2017:
un giro a -5

In quanto alla sicurezza, per quanto il termine si possa utilizzare per quello che è proverbialmente uno sport pericoloso, monoposto e  circuiti hanno fatto negli ultimi vent’anni passi da gigante. Con la rigidezza garantita dal carbonio, materiale principe delle scocche protettive, l’unica parte fisica del pilota oggi esposta è la testa. E anche in questa direzione si sta facendo qualcosa che troverà applicazione molto presto. Lato prestazioni, invece, la rincorsa è continua e inarrestabile.  E non potrebbe essere altrimenti, in uno sport che -prima di tutto- impone a ogni team di sperimentare, provare e quindi realizzare una F1® più veloce di quelle della concorrenza.

Ora la F1® è a una svolta. L’obiettivo -dichiarato dal Potere Sportivo- è portare in pista monoposto capaci di un miglioramento medio del tempo sul giro di circa 5 secondi rispetto ai valori del 2015.  Un’enormità, apparentemente. In realtà, il solo miglioramento tecnico stagionale di aerodinamica, motori e pneumatici sta garantendo già ora tempi più bassi di un paio di secondi rispetto a un anno fa. Il progresso mancante per raggiungere l’obiettivo finale si conta quindi in altri 3 secondi al giro: molte valutazioni tecniche dicono che si andrà anche oltre. Nel 2017 vedremo in pista una rivoluzione tecnica che garantirà carichi aerodinamici aumentati fino a un 20% rispetto a quelli attuali. Questo progresso assicurerà maggiori velocità in curva, mentre l’aumentato carico aerodinamico dovrebbe produrre -almeno inizialmente- velocità massime minori in rettilineo. Carichi aumentati e accelerazioni laterali maggiori necessitano di un ancora maggiore supporto da parte dei pneumatici: ecco perché Pirelli schiererà nel 2017 gomme con battistrada più largo.

I numeri sono questi: 305 millimetri di larghezza del battistrada a fronte dei 245 attuali; 405 per le gomme posteriori, contro i 325 di oggi. L’incremento in larghezza è quindi del 25%. Immutato il calettamento, ovvero il diametro del cerchio, che sarà confermato nei 13 pollici classici della F1®. Quali saranno gli effetti di questo cambiamento? Innanzitutto, una spinta ulteriore verso prestazioni aumentate. Avere pneumatici più larghi significa, fra tanti altri valori, anche impronta a terra maggiore. Ovvero più contatto fra la gomma e l’asfalto, e quindi più aderenza, il che eleva il limite oltre il quale prestazione e velocità non si possono più inseguire.  Ma significa anche maggiore resistenza ai carichi aerodinamici, che quindi possono continuare ad aumentare (la ricerca continua, elemento chiave della F1®, porta proprio a questo) nella certezza che la resistenza tecnica è sempre assicurata anche a fronte di maggiori sollecitazioni.

Ma una Formula 1® non è soltanto l’addizione di monoposto + propulsore + pneumatici. E’ un insieme di mille formule matematiche e di logiche reattive che si incrociano in ogni direzione. Montare pneumatici più larghi su una monoposto a ruote scoperte significa, ad esempio, alterarne radicalmente il coefficiente di penetrazione aerodinamica. Ecco quindi che i test con gomme più larghe in versione 2017 assumono un valore ancora maggiore rispetto ai test soliti: consentiranno sia al team sia al gommista di apprendere una nuova relazione reciproca. Il tutto è iniziato già a livello di ricerca, di informazioni scambiate nei due sensi. Ma il circuito è il circuito, e il 2 agosto inizierà ufficialmente la nuova storia tecnica della Formula 1®.

Quel giorno, infatti, scenderà in pista la prima F1® equipaggiata con pneumatici più larghi. Sarà una Ferrari dello scorso anno, come l’accordo tecnico fra team, Federazione Internazionale e Pirelli sancisce. Monoposto del 2015 (quindi spinte da un propulsore ibrido molto vicino per prestazioni a quelli oggi protagonisti nei Gran Premi), modificate per accogliere modifiche prototipali orientate all’aerodinamica consentita fra un anno e anche le gomme più larghe, saranno le protagoniste di questo programa di sviluppo articolato in 24 giornate per macchina in pista. Tre i team che hanno assicurato il loro contributo al programma test, cioè che hanno accettato di realizzare una monoposto modificata pur con gli impegni pressanti della stagione iridata in corso: Mercedes, Ferrari e Red Bull. Inizierà, come detto, Ferrari sul suo tracciato casalingo, a Fiorano. Due giorni di test con pneumatici da bagnato. Proseguirà Red Bull nei due giorni succressivi, al Mugello. La Mercedes entrerà in scena a settembre. Cinque i circuiti che ospiteranno il programma: oltre ai due italiani già detti, anche Paul Ricard in Francia, Barcellone a Abu Dhabi. Il circuito mediorientale ospiterà quattro delle dieci sessioni in programma, l’ultima il 29 novembre, due giorni dopo il GP conclusivo del Mondiale In pista tutti i tre team, che hanno anche sottoscritto l’obbligo di condividere i risultati di questi test con tutte le altre squadre, così da garantire la massima equità sportiva. 

Il futuro è già qui. 

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