Elementare, mio caro Watson

Un uomo che condivide il nome con il famoso aiutante di Sherlock Holmes ha risolto alcuni misteri della guida del suo passato. Specie quando si tratta di superare le macchine di altri.

Elementare, mio caro Watson

Il maestro dei sorpassi
Tutti hanno la loro specialità nella vita. Nel caso del nord-irlandese John Watson – che ha corso in Formula 1 tra il 1973 e il 1985, vincendo cinque gran premi – è stata il sorpasso: l’arte per eccellenza nel repertorio di qualunque pilota. 
Ci furono delle gare stupefacenti: come Detroit 1982, quando iniziò dalla 17° posizione sulla griglia con una McLaren e poi risalì fino alla vittoria, o Long Beach nel 1983 quando partì ultimo e vinse. A volte superando più di una macchina in un solo giro; davvero roba memorabile. Ma come ci riusciva? 
“Non penso di aver avuto un segreto particolare”, dice. “Penso che mettessi solo la mia macchina in posizione tale che il suo linguaggio del corpo dicesse ‘Sto per passare’. Devi essere un po’ assertivo e fare in modo che la persona sappia cosa sta per succedere, che le piaccia o no. Ci sono tanti piloti che riescono a convincersi che in un circuito ci sono dei posti dove non puoi superare. Ma se tieni la mente aperta vedrai che puoi e supererai proprio lì: guardate il giovane Max Verstappen.”
Oggi, Watson ha una vita più tranquilla come commentatore della Blancpain GT Series, equipaggiata in esclusiva da Pirelli. È stato anche ospite al recente Salon Privé in Inghilterra, dove ci ha raccontato delle sue avventure passate e presenti. 

Un migliaio di miglia
Una di quelle avventure è stato l’evento per cui ha interrotto il suo ritiro dalle gare: la Mille Miglia in Italia, dove ha guidato una splendida Porsche 356 del 1953 con pneumatici Pirelli Cinturato. La macchina era in mostra al Salon Privé all’esterno dell’hospitality Pirelli, ma per ironia della sorte non aveva mai pensato di guidarla. 
“Fu un’idea della mia co-pilota Lindsay Gray,” dice John. “Quando suggerì di fare la Mille Miglia insieme, io risposi sì dato che pensavo che non avrebbe mai trovato una macchina adatta. E poi lei comprò una Porsche 356! Ma non ero ancora particolarmente  preoccupato dato che non si era mai iscritta a una gara. E poi lei andò e si iscrisse! Ma alla fine, mi sono divertito – l’Italia è uno dei miei paesi preferiti – e sto già pensando di tornarci il prossimo anno.”
La Porsche immacolata, che era stata restaurata in Francia, fu dotata dei pneumatici Cinturato di Pirelli Collezione: una gamma per auto classiche premium e prestige, che combinano aspetto tradizionale e tecnologia moderna. 
“Non avevo partecipato a gare per circa 30 anni prima della Mille Miglia, ma ammetto che mi ci sono voluti 30 secondi per riprendere l’abitudine!”, ricorda John. “La Porsche 356 non ha un motore particolarmente grande, ma può essere guidata con entusiasmo. E i Cinturato ne sono parte integrante: sono rimasto stupito dal grip. Abbiamo superato molte macchine, anche molto più potenti”
Cos’altro vi aspettereste da un uomo che ha fatto dei sorpassi il suo punto forte? 

Il campionato di F1 combattuto fino alla fine
Guidando per la McLaren, Watson arrivò all’ultima gara della stagione 1982 (un anno epico con 11 vincitori) con una buona opportunità di vincere il Titolo, dopo aver conquistato due vittorie nel corso dell’anno e fatto parecchi punti. Anche se arrivò secondo nell’ultimo gran premio – dopo aver rimontato dalla 12° posizione – il quinto posto fu sufficiente a Keke Rosberg per laurearsi campione.

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