Due a zero

Due a zero

Tre mesi fa le possibilità che il secondo Gran Premio F1® della storia dell’Azerbaijan fosse anche l’ultimo, erano piuttosto elevate. Ora, invece, la chance che il GP in programma a Baku domenica 25 giugno non sia l’ultimo di una breve serie sono un po’ maggiori, ma la sensazione di un notevole insuccesso resta più che palpabile. Per ragioni economiche senza dubbio, che in Formula contano sempre parecchio. Anche adagiato sul serbatoio infinito di petrodollari della repubblica caucasica, il bilancio del GP 2016 è stato drammatico. Tanto da provocare più di un ripensamento in seno alla classe politica e imprenditoriale azera: ok il glamour della F1®; ma a questi costi... E non fu soltanto un problema di pubblico pagante: comunque scarsino in tribuna, con l’eccezione della sola domenica (forse, perché i biglietti dei Gran Premi sono figli anche di iniziative promozionali di vario tipo e portata). Ma il bagno economico venne dall’equazione, necessariamente in negativo, fra le uscite motivate dal diritto a ospitare in Gran Premio e i modesti introiti. 

E ora, eccoci alla seconda edizione. Un bis non troppo amato dai nuovi proprietari e organizzatori della F1® post-Ecclestone, dichiaramente a favore di nuovi Gran Premi in aree super-urbanizzate, vicine a grandi capitali in Europa e America più che che nell’Oriente Medio o Estremo. Questo con pochissime eccezioni quasi sempre legate alla grande storia di un GP specifico, come ad esempio per quello  giapponese. È vero però che la nuova gestione del Circus non può né vuole permettersi un’emorragia di gare dal calendario. Nel 2018 non si correrà più in Malesia, e i ritorni di Turchia e Germania sono dati per certi ma, a quanto se ne sa, non ancora proprio garantiti da contratti ferrei. 

Che cosa può fare quindi quest’anno questa gara in Azerbaijan per ribaltare un gradimento fin qui non proprio scoppiettante nei suoi confronti? Intanto, finalmente, non è più identificato, come lo scorso anno, GP Europa. La  Repubblica dell'Azerbaigian (in azero: Azərbaycan Respublikası), è uno stato situato nella regione del Caucaso. Galleggia su un mare di petrolio in piena Asia transcaucasica e assolutamente non è una nazione europea, ma c’è chi la considera tale grazie a motivazioni storiche e culturali. Dal 2001 fa parte del Consiglio d'Europa e anche dell'Unione Europea di Radiodiffusione (EBU). Ma in quanto a europeità ci fermiamo qui. Un anno fa la giornata di gara vide la presenza del presidente azero Ilham Aliyev: un signore molto desideroso di apparire il più possibile europeo e che in pratica ereditò la carica suprema dal padre Heydar, morto nel 2003, per poi (recentemente) nominare sua vice la bellissima moglie Mehriban. Due segnali non proprio europei...

La lingua ufficiale è l'azero, appartenente alla famiglia delle lingue turche e il nome Azerbaigian deriva da Oder-bey-can, che è una composizione di tre parole di origine turca: od (fuoco)-er (guerriero) significa in sintesi "guerriero di fuoco"; bey è un titolo nobile usato ancora oggi tra le popolazioni di origine turca; can significa "anima". Dunque il significato del nome completo sarebbe anima dei nobili guerrieri del fuoco. E qui tutto torna: il fuoco è un culto sacro ereditato dallo zoroastrismo inizialmente nato in Azerbaigian, poi diffuso in altri territori fino a diventare religione ufficiale della Persia. E sul fuoco si basa anche l’immagine dello stato e del GP. Di fuoco è il simbolo dei fenomeni naturali di petrolio e gas, ricchezza principale del paese.  Attorno a Baku due sono i luoghi considerati sacri per il loro legame col culto del fuoco sacro: Yanar Dag (monte che brucia) dove c'è un fuoco incessante grazie al gas che fuoriesce dal monte; e Atesgah - il tempio del fuoco sacro, sempre un luogo costruito su un giacimento di gas col fuoco incessante. Non a caso due dei grattacieli più elevati che si affacciano sulla baia marina di Baku si illuminano di notte con i colori e le forme della fiamma che arde.

Ma la fiamma della passione automobilistica, a Baku, non si è ancora accesa. Un po’ a causa del circuito: un cittadino con curve a 90 gradi, più una sezione mista in salita e discesa nella città vecchia, con curve tutte diverse ma strettissima (soprattutto all’inizio) e garanzia dell’impossibilità di sorpasso, soprattutto con le F1® di quest’anno che il nuovo regolamento tecnico ha allargato di 20 centimetri. L’anno scorso le medie orarie sfurono elevate e nelle prove libere si sfiorarono di 378 km all’ora di velocità massima: tanti, ma favoriti del lunghissimo rettilineo che conduce alla prima curva dopo i box. Sorpassi in gara, infatti, pochi; e favoriti per circa il 70% dal dispositivo DRS che facilita aerodinamicamente chi supera, mentre chi è davanti non ha alcuna possibilità per difendersi.

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