Donne
in Formula 1

Donne in Formula 1 01

In un mondo dominato dagli uomini e dal patron indiscusso della Formula Uno, Bernard Charles Ecclestone, detto Bernie, arrivano le donne che decidono di provare a solcare le piste e correre accanto ai colleghi maschi nelle corse di Formula 1.

Nella storia della F1 nomi delle donne pilota che si affiancano ai famosissimi Raikkonen, Rosberg, Vettel, Hamilton e, più indietro nel tempo, Senna, Piquet, Prost, Fittipaldi, Regazzoni sono quelli di Maria Teresa De Filippis, Maria Grazia Lombardi, chiamata da tutti Lella, Janet Guthrie, Christine Beckers, Divina Glaica, Desiré Wilson, Giovanna Amati, Maria de Villota che, in maniera più o meno soddisfacente, hanno fatto affacciare le donne in uno sport prettamente maschile. Le uniche che sono riuscite a qualificarsi e a partecipare ad una gara sono state Maria Teresa De Filippis e Lella Lombardi.

La prima donna pilota è Maria Teresa de Filippis, classe 1926, di origini campane che nel 1948, al volante di una Fiat 500, vinse la sua prima gara correndo da Salerno a Cava de’ Tirreni. Tutto nacque da una sfida con i suoi fratelli che le fanno capire che nel mondo dei motori non c’è spazio per le donne, che non possono essere prese sul serio e che lei non avrebbe mai corso in una gara di velocità. Questo la spronò a non arrendersi e nel 1954 arrivò non solo sul podio, ma al secondo posto, nel campionato italiano per vetture sportive. Fu poi con la Maserati che fece il salto di qualità, proprio grazie a l’invidiabile posizione di quell’anno che suscitò l’attenzione di Ernesto Maserati e così nel 1958 arriva in Formula 1 al volante di una Maserati 250F. Corse il Gran Premio di Monaco ma senza successo e nello stesso anno corse in Belgio nel circuito di SPA Francorchamps in cui, partita ultima, riuscì a piazzarsi all’ultimo posto. L’anno dopo, incontrò il pregiudizio e si scontrò bruscamente con quei veti riservati alle donne. Il direttore di gara A Reims non l’ammise a correre adducendo come giustificazione, ad oggi inaccettabile e piuttosto discutibile, che l’unico casco che una donna avrebbe dovuto indossare era quello dal parrucchiere. Ma senza farsi abbattere, partecipò ai gran premi di Italia e Portogallo, senza però avere grande fortuna, infatti, in entrambi i casi fu fermata da un problema al motore. L’ultima apparizione sulle piste per la de Filippis fu nel 1959 quando provò, anche in questo caso senza successo, a qualificarsi per il GP di Monaco su una vettura Behra-Porsche, ma il suo tempo fu inferiore di tre secondi rispetto al suo compagno di squadra Wolfgang Von Trips. Gli insuccessi e la morte del suo team leader e amico Jean Behra la portarono alla decisione di abbandonare i motori.

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Dopo il passaggio dalla Formula 3 e dalla Formula 5000, è la volta di Maria Grazia Lombardi, meglio conosciuta come Lella, che nel 1974 approda in Formula 1 provando, senza successo, a qualificarsi per il Gran Premio di Gran Bretagna sul circuito di Brands Hatch. Non meno fortunato fu l’anno successivo in cui corse il Gran Premio del Sud Africa a Kyalami durante il quale fu costretta a ritirarsi per un problema alla pompa del motore. Nel 1975, partecipò al Gran Premio di Spagna, al circuito di Montjuic a Barcellona, ma al ventinovesimo giro, il pilota Rolf Stommelen, al volante di una Hill-Ford, travolse quattro spettatori. In quell’occasione Lella arrivò sesta, e quella fu l’unica occasione in cui una donna ottenne, in tutta la storia della Formula 1, dei punti iridati. A causa dell’interruzione della gara, i punti che furono assegnati dovevano essere dimezzati e il mezzo punto della Lombardi le valse il miglior risultato mai ottenuto da una donna in Formula 1. La sua partecipazione ad altre gare la vide oscillare dalla settima alla diciottesima posizione, fino alla mancata qualifica del GP di Monaco. Al volante per la March e la Brabham, partecipa a quattro qualificazioni nel 1976 arrivando dodicesima in Austria e quattordicesima in Brasile. Nel 1976 partecipa al Gran Premio di Gran Bretagna, in coppia con Bob Evans ed è la prima volta nella storia che due donne gareggiano nella stessa gara, partecipa infatti alle qualificazioni anche Divina Galica. Al Circuito Internazionale di Daytona gareggia nel 1977 e conclude la sua carriera con la NASCAR che tra il 2010 e il 2011 lavorerà anche con Kimi Raikkonen e le fa incontrare le colleghe Janet Guthrie e Christine Beckers. Lella Lombardi scompare il 3 marzo del 1992 a causa di un tumore.

Il mondo dello sci lascia in prestito al mondo dei motori la sciatrice inglese Divina Galica che nel 1976 partecipa al Gran Premio di Gran Bretagna. Nasce nel 1944 e nel 1964 partecipa ai Giochi Olimpici Invernali di Innsbruck nella discesa libera e nello slalom e partecipa alle olimpiadi per lo sci alpino, oltre ad ottenere dei podi nella Coppa del Mondo in discesa libera a Badgastein e Chamonix nel 1968. Anche per lei, il debutto nel mondo dei motori avviene per caso, o meglio, per gioco. Viene infatti invitata a partecipare ad una corsa per personaggi famosi del mondo dello sport e dello spettacolo e la sua performance la spinge ad intraprendere un percorso ben lontano dal mondo dello sci, cominciando a correre con i kart e con la Formula 2. Approda in Formula 1 senza raggiugere il successo, non riuscendo a qualificarsi, al volante di una Surtees-Cosworth, a Brands Hatch nel 1976. La leggenda racconta che la sorte le sia stata avversa a causa del numero di maglia che aveva deciso di indossare, il numero 13. Ci riprova nel 1978 in Argentina e in Brasile su una Hesketh-Cosworth, ma il destino non si smentisce. Ma nulla la ferma e, infatti, dopo aver deciso di intraprendere la carriera di istruttrice di guida della Skipe Barber Racing School con sede principale in Georgia, ritorna a 47 anni alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992 gareggiando nel pattinaggio artistico di velocità su ghiaccio.

Meno fortunata fu la carriera, o il tentativo di carriera, della sudafricana Desiré Wilson che gareggia per la prima volta in Formula 1 nel 1979 nella Race of Champions anche se non era una gara valida per il mondiale, si piazza nona. Prova a qualificarsi al Gran Premio di Gran Bretagna del 1980 con una Williams-Ford Costworth ma non ci riesce. Il 7 aprile dello stesso anno, però, vince la corsa di Brands-Hatch della Formula Aurora. Nel 1998 gareggia nel GP del Sud Africa in cui si fa notare per il sorpasso a Nigel Mansell, uno dei piloti più veloci di quei tempi. Quella gara però fu invalidata per motivi politici. Continua a gareggiare fino al 1991 tra gare per vetture sport e campionati Kart.

Il mondo della Formula 1 saluta l’universo femminile con Giovanna Amati, l’ultima driver donna a partecipare ad un campionato mondiale per piloti di Formula 1. Passa tra la Formula Abarth e il Campionato di Formula 3 e nel 1987 arriva in Formula 3000 e si presenta in gara per cinque stagioni piazzandosi, come miglior risultato, al settimo posto nel 1991 a Le Mans. Nel 1992 fu nominata, in Formula 1, secondo pilota ufficiale della Brabham, ma partecipò solo a tre gran premi, in Sudafrica, in Messico e in Brasile, senza riuscire a qualificarsi. Venne sostituita quindi da Demon Hill, ma continuerà a gareggiare fino a raggiungere il terzo posto nel Campionato Sports Racing World Cup nel 1999.

Nel 2002 l’americana Sarah Fisher, che a soli 19 anni gareggia nella Indianapolis 500, prova, proprio sul circuito ovale di Indianapolis una McLaren di Formula 1.

Sul circuito di Vallelunga, invece, Katherine Legge prova una Minardi, ma esce di pista al secondo giro. Anche lei partecipa regolarmente alla Indianapolis 500 e nel 2006 si rende protagonista di un brutto incidente al circuito di Road America, quando si schianta a 200 km/h contro le protezioni laterali della pista, ma fortunatamente rimane illesa e riesce a gareggiare per il resto del campionato.

Maria de Villota, è la pilota spagnola scomparsa l’11 ottobre del 2013 a seguito di un’emorragia cerebrale. L’anno prima era stata coinvolta in un tragico incidente durante un test drive per la Marussia, in cui, uscendo dal tracciato, andò a finire contro il portellone abbassato di un camion che si trovava a bordo pista sul circuito di Duxford. In questo incidente perse la vista da un occhio.

Un’altra inglese si affaccia al mondo dei motori, Susie Wolff, moglie dell’amministratore delegato della Mercedes F1, Toto Wolff. Gareggia nei kart, poi arriva alla Formula Renault, corre nella Formula 3 nazionale e nel DTM dove, nel 2010 ottiene i migliori risultati piazzandosi al settimo posto. La Williams la chiama in Formula 1 nel 2012 come test driver ufficiale, ottenendo tempi molto soddisfacenti, superiori di un secondo rispetto a Pastor Maldonado.

Tante prove, tanto entusiasmo ma nessuna donna, negli anni, è mai riuscita a vincere un GP. Scarsi risultati caratterizzano la carriera di tutte le donne che hanno provato ad affiancare tanti e famosi colleghi maschi in uno sport che mette a dura prova anche il fisico per via delle sollecitazioni che si affrontano in un circuito che, a dispetto di quello che può sembrare, impone un grande impegno della componente muscolare.

In uno sport in cui la leggerezza della vettura e l’essere veloci è un aspetto fondamentale per raggiungere le maggiori performance possibili, i piloti si ritrovano ad avere un’importanza fondamentale non solo per la loro tecnica, ma anche per le loro doti atletiche. Il piano di allenamento di un pilota di formula uno deve basarsi su due punti fondamentali: la forza e la magrezza del fisico. A questi livelli gli allenamenti includono accurati esercizi per il collo, parte del corpo che viene stimolata moltissimo dalle alte sollecitazioni dovute alle accelerazioni date dalle potenze dei motori di Formula 1.

Esistono delle macchine progettate solo per allenare il collo, nelle quali per circa 45 minuti si deve cercare di mantenere il collo dritto mentre un braccio meccanico con un cuscinetto spinge con la stessa forza calcolata in pista dalla forza di gravità.

Una tipica giornata di allenamento di un pilota professionista, inizia con esercizi di circa un’ora pensati per l’allenamento dell’equilibrio, ad esempio in piedi sopra una palla medica a prendere palline da tennis lanciate da un allenatore. Questo esercizio è fondamentale per addestrare e aumentare la coordinazione tra l’occhio e la mano. Poi, per un’altra ora, si allenano addominali, braccia, pettorali e si fanno delle vere e proprie gimkane saltando tra casse di legno, sollevando pneumatici e correndo tra i birilli. Gli allenamenti più intensi sono quelli di preparazione alle gare che si svolgono d’inverno durante le pause dalle corse.

Come in tutte le preparazioni atletiche, anche la dieta è molto importante per un pilota di Formula 1. 

Non bisogna concedersi strappi alla regola, almeno che non si debba festeggiare una vittoria con un bel sorso di champagne preso dalla Magnum messa in palio dallo sponsor di turno per i piloti arrivati sul podio. Vettel o Hamilton con la Red Bull e la McLaren negli ultimi anni hanno festeggiato moltissimo, grazie ai loro fantastici risultati. Sarebbe stato bello un brindisi al podio occupato da un pilota donna, veloce e allenato come i suoi antagonisti maschi.

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