Dimenticate Disneyland. Questo è il miglior rollercoaster in America.

Show more images

Dove si fa la storia
Pensate a Laguna Seca – ultimo round dell’Intercontinental GT Challenge questo weekend, con la California 8 Hours – e viene subito in mente una curva: l’iconica Corkscrew, ovvero il Cavatappi.

Prosaicamente nota come Curva 8 alla Mazda Raceway, la Corkscrew è un vertiginoso sinistra-destra che scende come un rollercoaster per l’equivalente di quasi cinque piani nello spazio di meno di 150 metri, ovvero solo un paio di secondi. In quegli istanti virtuali, potenza e controllo non possono essere più evidenti: trovare abbastanza grip per gestire la sottile linea tra fare la curva e cadere. Ma non solo questo. La Corkscrew segue un rettilineo che si percorre in pieno, prima di mettere alla prova i piloti in un altro settore altrettanto veloce. Controllare la potenza disponibile per tutta la sequenza è una sfida da veri gladiatori. Ed ecco perché la Corkscrew non è solo una curva, ma una metafora vivente di potenza e controllo. 

Come l’Eau Rouge a Spa, in Belgio (altra sede dell’Intercontinental GT Challenge), è una di quelle curve epiche che hanno costantemente scritto momenti indimenticabili nella storia del motorsport. Una delle occasioni più memorabilia fu quando il nostro eroe Alex Zanardi riuscì a passare Bryan Herta all’ultimo giro della gara di Indycar del 1996: uno di quei sorpassi in teoria impossibili. Potete vederlo qui solo per rendervi conto di quanto coraggio ci sia voluto.

Il massimo per potenza e controllo
Numerosi circuiti di prova nel mondo hanno cercato di ricreare alcune delle caratteristiche della Corkscrew, dato che rappresenta il test definitivo per il grip, con le macchine che devono lottare con le leggi della fisica per percorrerlo. Il primo apice, in avvicinamento alla Corkscrew dal Rahal Straight (che in realtà non è affatto un rettilineo) è più o meno cieco, su una cresta abbastanza tortuosa – quindi bisogna frenare avvicinandosi alla cresta, sentendo la macchina e il corpo che si alleggeriscono, poi tuffarsi nel rollercoaster tortuoso mentre si smette di frenare, e a quel punto si è del tutto concentrati. 

Mentre ci si infila nella sequenza di curve sempre più strette, si scalano le marce puntando al secondo apice (della curva a destra) – che è ancora più cieco. La maggior parte dei piloti dice che lo si fa seguendo l’istinto più che la vista. Se si perde grip si finisce sul cordolo all’interno e sullo sporco (e si rischia anche il muro, a percentuale elevata). Da quando è arrivata la MotoGP nel 2005 è stata un po’ ampliata la via di fuga – ma dall’interno dell’abitacolo il muro è ancora terribilmente vicino. Durante quei due prolungati secondi di frenata, curva, scivolata e accelerazione, i pneumatici sono le sole quattro cose che tengono la macchina lontana dal disastro. Ecco cosa si prova dall’interno di una monoposto di F1 equipaggiata P Zero.

Gran Turismo
Dopo il round inaugurale dell’Intercontinental GT Challenge a Bathurst, in Australia, la California ospita il secondo di cinque appuntamenti, con otto costruttori che partecipano a questo weekend. Finora, la Mercedes è davanti alla Porsche in campionato, mentre la nuova Honda NSX fa il suo debutto dopo aver saltato Bathurst. La gara si svolge dalle 08:30 alle 16:30 di sabato: per ulteriori informazioni www.intercontinentalgtchallenge.com

Continua a leggere