Come andar forte al Rallye Monte-Carlo… fermandosi

Come andar forte al Rallye Monte-Carlo… fermandosi

Giochi con la neve a Monte-Carlo
L’eterno problema posto dal Rallye Monte-Carlo – come recuperare terreno velocemente quando alcune tappe sono metà con neve e metà asciutte – ha portato a numerose soluzioni nel corso degli anni. Tra queste un pneumatico senza borchie creato da Pirelli in modo specifico, utilizzato da Carlos Sainz per vincere il Monte nel 1995, di cui potete leggere qui.
Alcune idee furono più fantasiose di altre e nei primi anni 80 davanti a tutti ci fu la Lancia, dato che la squadra italiana schierava la 037 Rally con trazione posteriore, uno svantaggio considerevole in termini di grip complessivo rispetto alla rivoluzionaria Audi Quattro con trazione integrale. 
Ma la Lancia arrivò prima e terza nel 1983 (grazie a Walter Rohrl e Markku Alen) davanti alle due Audi ufficiali. Questo in parte per via delle condizioni senza ghiaccio a fine gennaio – che potrebbero o meno aver avuto a che fare con i camion noleggiati da Lancia per spargere il sale nelle varie tappe…
Ma questo non risolse il problema della neve in cima ai Cols e, anche se non esplicitamente proibito, spargere il sale era di certo contrario allo spirito dello sport. Quindi, per battere i rivali a trazione integrale, la Lancia dovette fare qualcosa di diverso – e per avere ispirazione guardarono alla Formula 1.

Strategia a una o due soste?
La soluzione su fare un pit stop ‘live’ sulle lunghe tappe dove c’era neve in cima alle montagne, ma strade asciutte che portavano fin là. Al punto scelto nella tappa, le macchine si sarebbero fermate per sostituire le slick Pirelli da asciutto con pneumatici invernali con borchie per affrontare la neve: traendo vantaggio da entrambe le mescole. Se necessario, la strategia poteva persino essere ripetuta scendendo dalla montagna, dove la neve lasciava di nuovo spazio all’asfalto. 
Questa soluzione geniale fu frutto della mente del team principal Cesare Fiorio e, anche se non fu particolarmente efficace – i ‘pit stop’ potevano richiedere fino a un minuto – sicuramente creò un precedente e si dimostrò un esempio brillante di tattica fuori dal box (anche se nessun altro team la sperimentò).
La sosta più veloce del team ufficiale  nel 1983 fu quella di 49 secondi di Markku Alen: fu la Lancia più rapida sulla tappa di 26 chilometri da Pinet a Uriage les Bains, dove furono sperimentati per la prima volta i pit stop, stabilendo il quinto miglior tempo assoluto. Nel 1985, i tempi dei pit stop scesero a circa mezzo minuto.
Ricorda Rohrl: “All’inizio ci furono grandi discussioni ma fummo costretti a farlo: senza borchie, non saremmo riusciti a salire sulla collina. Io fui il primo e fu tremendo stare lì seduto a metà tappa per un minuto, senza far niente. Ma c’era un’atmosfera fantastica, con tutti gli spettatori e i giornalisti, proprio come in una pit lane!”.
Ed ecco un’idea di cosa doveva essere:

Ritorno ai box
La Lancia continuò a utilizzare questa insolita strategia fino al 1986, quando i regolamenti del WRC furono resi più severi e le ‘pit crew’ mobili furono rimandate definitivamente nei loro box (o, per meglio dire, nelle aree di servizio). Ma nel frattempo ci furono successi degni di nota: la celebre vittoria di Henri Toivonen nel Rallye Monte-Carlo 1986, con la Delta S4 e Pirelli, sfruttò i pit stop – e qui potete vederne uno ripreso da un elicottero:

Complessivamente, come sottolineò un giornalista: “In termini di risultati complessivi questa idea portò a poco, ma dimostrò la genialità di Cesare Fiorio ed ebbe l’effetto di demoralizzare i rivali, più che in termini di tempi effettivi”.
Cosa interessante, solo un paio di anni fa, i pit stop live durante le tappe tornarono di nuovo nel WRC come modo potenziale per fornire una dimensione extra. L’ex-pilota Michèle Mouton, ora manager WRC per la FIA, disse che il governo dello sport li avrebbe presi in considerazione – ma il progetto fu poi accantonato. 
Ma questa tattica potrebbe comunque rivelarsi utile a Monte-Carlo, dove ci sono sempre in gioco grandi guadagni e perdite, a seconda della scelta del pneumatico. Per ironia. Il pneumatico più veloce è spesso quello che non sembra ideale in nessun posto, dato che tende a indicare un buon compromesso tra neve e asflato asciutto. E, con le previsioni di tanta neve al Monte di quest’anno, con Pirelli che ritorna nel WRC dopo un anno di assenza, numerosi piloti vorranno riportare indietro le lancette e tornare ai giorni gloriosi dei pit stop della Lancia

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