Cinque doppiette
nella storia

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Cinque doppiette in altrettante gare. Un en plein di punti nel Costruttori, con alcuni punti extra per il giro più veloce introdotto quest’anno. Ecco come ha iniziato il 2019 la Mercedes, pronta per Monaco, il sesto gran premio della stagione. Una situazione senza precedenti che ha già battuto dei record.

Uno sport complesso e sfacettato come la Formula 1 è sempre definito da numeri in crescendo. Risultati che sono linfa vitale dello sport, ma spesso sono i numeri più sfumati che dicono di più. Pole position, giri veloci, statistiche sui sorpassi e velocità massime illustrano la storia di una ricerca incessante della perfezione. Oltre al numero di doppiette. Perché una doppietta significa dominio. Un team che riesce non solo a vincere ma ad assicurarsi anche il secondo posto lascia sul tavolo solo le briciole agli altri. E, quando ci sono molte doppiette, il quadro diventa ancora più chiaro.

In quasi 30 anni, il dominio di un solo pilota all’inizio delle stagioni 1990 e 1992 ha rappresentato un momento cruciale nella storia dei gran premi. Nel 1990, Senna e McLaren conquistarono le prime quattro gare in calendario. Fu la premessa di una stagione che si giocò sull’equilibrio quasi fino alla fine, con il duello lungo un anno tra Senna e il pilota della Ferrari Alain Prost. In quella occasione il Titolo andò a Senna, dopo che il brasiliano buttò fuori pista il rivale nella penultima gara dell’anno in Giappone. Nel 1991 ci si aspettava un duello simile, ma le prime quattro vittorie di Senna furono l’avvio di una stagione dominante. Ferrari inesistente, in piena crisi tecnica, con la squadra che licenziò il team principal Cesare Fiorio, e poi lo stesso Prost. Il contratto del francese si chiuse dopo la penultima gara della stagione 1991, quando paragonò la sua macchina a un camion…

Il principale rivale della McLaren nel 1992 non fu la Ferrari ma la Williams – grazie al telaio eccellente e all’elettronica avanzata del team inglese, combinati con un motore Renault che era il migliore in griglia. E sul sedile c’era Nigel Mansell. La superstar di Birmingham era in forma stupefacente nel 1992: la sua macchina era una navicella spaziale e l’uomo che la guidava era tanto aggressiva quanto consistente. Lui era praticamente perfetto, ecco perché riuscì a vincere il campionato in Ungheria, a metà agosto – un margine che sarebbe stato battuto solo 10 anni dopo al culmine dell’era Schumacher-Ferrari, con Michael che conquistò il Titolo 2002 in Francia a metà luglio.

Per quasi 30 anni queste due stagioni dominanti hanno rappresentato il massimo dei successi nello sport. Ma adesso la Mercedes è andata persino oltre. Non solo finora sono arrivate cinque vittorie ma anche cinque secondi posti – dall’Australia a oggi. Una distruzione degli avversari che toglie il fiato. Fortunatamente – per il bene di un po’ di competizione – almeno la seconda di quelle doppiette, in Bahrain, è stata favorita dalla fortuna, dopo che la Ferrari e Charles Leclerc avevano dominato per la maggior parte del weekend. Ma quello che è successo dopo – in Cina, Azerbaijan e Spagna – lascia poca speranza ai rivali di Lewis Hamilton e Valtteri Bottas.

Così la Mercedes può aspettarsi molto da questo 2019. Il team anglo-tedesco ha vinto entrambi i campionati senza fare un passo falso dal 2014, e la sesta conquista di entrambi i Titoli la renderebbe la squadra di maggior successo di sempre. Anche l’invincibile armata italiana di Schumacher e Ferrari riuscì ‘solo’ a vincere sei Costruttori e cinque Piloti tra il 1999 e il 2004. Puntando al sesto monopolio consecutivo di Titoli, la Mercedes sta per fare la storia. E quella pietra miliare si sta avvicinando sempre più…

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