Chi la dura la vince

Chi la dura la vince

A tutta velocità per 63 ore. Dall’Australia agli Stati Uniti, dal Belgio al Giappone, al Sudafrica: un viaggio in cinque continenti, tutto su gomme Pirelli. Con circa 100 piloti. L’Intercontinental GT Challenge Powered by Pirelli è una gara di endurance GT allo stato puro. Niente piste facili, lisce per permettere ai piloti di avere una tregua durante i durissimi stint che si susseguono, grazie ad un calendario epico di cinque round che include alcuni dei circuiti più irregolari e con forze G notevoli. 

La passione prima di tutto
Il campionato prende il via, in Australia, con la leggendaria Bathurst 12 Hours dall’1 al 3 febbraio, con una selezione dei piloti GT più capaci cui si uniscono i migliori piloti di GT australiani, per una gara che si svolge dall’oscurità della fredda alba fino al pieno sole.

Potrebbe essere considerata un test di endurance ma, attenti a non commettere errori, è una vera e propria sprint race. Vittorie, sorpassi della vita spesso arrivano nei momenti conclusivi, cosa che fa di questa gara uno show imprevedibile fino alla fine. 

Trovare il miglior grip è sempre il segreto del gioco, ma le condizioni cambiano continuamente. Mentre la notte lascia posto al giorno possono esserci circa 15 gradi di differenza di temperatura, situazione che influisce sulla guidabilità.

Lo schieramento di GT3 unito con un layout da percorrere quasi interamente al massimo della velocità e per metà montuoso e tortuoso fanno sì che chiunque abbia il coraggio di rischiare di sfiorare i muri può fare grandi rimonte, un po’ come a Macao. 

A Bathurst, le potenti Bentley e Nissan volano lungo i rettilinei Conrod e Mountain, mentre le agili McLaren e Audi percorrono con precision clinica la collina verso lo Skyline, immergendosi immmediatamente come su un ottovolante nelle Esse e nel Dipper. I nomi stessi delle curve dicono tutto di questo incredibile circuito. 

Il segreto della California 
I piloti vivranno un’esperienza simile dal 28 al 30 marzo, sempre nella stessa sfida di GT3 nell’icononico Corkscrew di Laguna Seca nella California 8 Hours: il secondo round del campionato. Si tratta di un tratto in discesa adrenalinico che rappresenta la parte più nota del circuito americano. 

Su questa pista incredibile un pilota può essere tratto in inganno da molte cose. Un errore comune è tamponare qualcuno nella zona di frenata verso lo stretto tornante Andretti, con doppio apice a sinistra, che si trova subito dopo una lunga accelerazione sul rettilineo di partenza-arrivo. In particolare, è importante non bloccare le ruote anteriori in frenata. In particolare è importante considerare la variabilità di aderenza nei vari punti del circuito che possono essere invasi dalla sabbia californiana. Il segreto delle gare di endurance è fare sempre tutto bene con costanza.

La verità in 24 Ore
E poi, l’Intercontinental GT Challenge Powered by Pirelli non ha ancora raggiunto il test di endurance più duro: la Spa 24 Hours in luglio.

Ciascun membro di tutti i team è impegnato ai limiti, che si tratti del meccanico che cerca di fare un sonnellino sulle sdraio nel box o degli strateghi sul muretto, che monitornano la gara in costante cambiamento. Poi ci sono i piloti di GT3 che cercano di evitare il traffico dei doppiati nel buio della notte, dopo aver affrontato per oltre due nore e mezza e una sessantina di volte la combinazione in salita sinistra-destra delle terribili Eau Rouge e Raidillon. Molti inizieranno il sabato pomeriggio. Ma solo alcuni raggiungeranno l’altra parte dell’orologio e taglieranno il traguardo la domenica. Senza dubbio. È il gioiello nella corona del campionato. 

Verso il Giappone 
La sfida si sposta, poi, verso il quarto dei cinque continenti, il Giappone, per la Suzuka 10 Hours in agosto, dove la testa deve avere la meglio sul cuore. I piloti adorano il primo settore di Suzuka, un nastro di curve veloci a sinistra e a destra che sembrano un continuo. Puro piacere di guida grazie al carico prodigioso che le moderne GT3 scaricano sui pneumatici. Ma ci sono 10 ore e diversi compagni di squadra in macchina che hanno bisogno di pneumatici freschi, quindi è importante non esagerare e conservarli. Parte dell’arte delle gare endurance è sempre vedere il quadro nel suo complesso.

Ai piloti serve moltissimo grip per affrontare il doppio apice della Spoon ed evitare potenziali disastri alla 130R. Il minimo errore e si rischia di sbagliare la chicane che chiude il giro, il posto ideale per i sorpassi. Se si è fortunati. In caso contrario, il rischio di un incidente colossale. Che si ripete fino a 280 volte e poi sarà finita.

Verso nuovi orizzonti
Il gran finale del campionato,in novembre, è vecchio e nuovo allo stesso tempo. E’ la prima volta che La Kyalami 9 Hours fa parte del calendario dell’Intercontinental GT Challenge Powered by Pirelli, ma l’elenco di chi vi ha vinto in passato in altre categorie è stupefacente. Il pilota belga Jacky Ickx vanta quattro vittorie, mentre la Scuderia Ferrari tre e Joest Racing quattro. Tra gli altri vincitori Stefan Bellof e Derek Bell su una Porsche 956 di serie. Parliamo di leggende di quel calibro, a sottolineare la storia della gara. 

Kyalami è stato riconfigurato pochi anni fa, quindi i piloti vi arrivano in pratica sullo stesso piano in quanto a esperienzaz. Ma restano molte tracce del vecchio circuito, inclusa la curva Sunset, il cui nome deriva dal sole che al tramonto acceca i piloti mentre volano in una veloce curva a destra, prima di frenare decisi per affrontare la curva a sinistra che segue. 

Una gara che decide il Titolo dove nessuno è favorito e che offrirà 63 ore di battaglie in pista, centinaia di pit-stop per carburante e pneumatici, oltre a orari pazzeschi e notti di sonno perso per team e meccanici.

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