An ideal lab
on the final F1 track

An ideal lab on the final F1 track 01

La storia della Formula 1 corre veloce. Soltanto a inizio 2000 un GP nel deserto sembrava fantascienza. Nel 2004 il Bahrein ha ospitato il primo GP nell’area del Golfo. Ora siamo alla decima edizione ad Abu Dhabi e il circuito di Yas Marina già offre un’icona inconfondibile di questa F1 che è cambiata e che cambia: curve colorate e illuminazione ipermoderna per accompagnare la gara dal tramonto alla notte piena; yacht ancorati a poche decine di metri dalle monoposto; lusso e modernità estrema; impossibile che diventa possibile, con tonnellate d’acqua pompate in quello che prima era un deserto.

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Oggi il tracciato di Abu Dhabi, oltre che un bellissimo giardino tropicale con vista darsena, è una delle certezze a lungo termine del Mondiale. Gli emiri sono appassionati e gestiscono un business che sta rendendo l’area del Golfo una delle più promettenti al mondo anche nell’ottica dell’Automotive di livello top. Quest’anno il GP non potrà dire alcuna parola ai fini della conquista dei titoli iridati, con Hamilton e la Mercedes già campioni del mondo, ma come altre volte porterà la Formula 1 nel futuro. In particolare nella prossima stagione, con l’ormai consueta due-giorni di test che getta un porte fra l’anno che si chiude e la stagione prossima.

Back to the future, quindi. Domenica sera, campionato chiuso, distacchi in classifica cementati, adrenalina a scendere e festa classica. Ma non tutti andranno in aeroporto per rientrare in sede: la maggioranza del Circus dovrà infatti accontentarsi di un lunedì in piscina per poi tornare in circuito il giorno successivo. Monoposto immutate rispetto a quelle viste in gara nell’ultima pagine del Mondiale 2018, ma i pneumatici no: quelli saranno con le mescole già decise e depositate per il 2019. 

Per la sua nona stagione di questa sua era moderna in F1 Pirelli continua sulla strada intrapresa recentemente: mescole sempre più tenere, ma dal prossimo anno l’obiettivo sarà anche quello di assicurare una maggiore stabilità del pneumatico nel suo insieme. Proseguirà quindi la tendenza che negli ultimi due anni ha visto le gomme parte integrante di un’accelerazione che ha visto la F1 abbassare fino a 8 secondi (Silverstone) i record sul giro. Molla principale di questa corsa a capofitto fu nel 2017 il passaggio a battistrada più larghi del 25 per cento, quindi con maggiore impronta a terra e conseguente aumento dell’aderenza ovvero delle velocità in curva. Ora, a larghezza del pneumatico che non cambia, saranno le nuove mescole ad assicurare il progresso di prestazione.

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Ecco quindi che il circuito di Abu Dhabi, con le sue 21 curve spalmate su 5554 metri di sviluppo, sarà il laboratorio ideale per un primo esame di questi nuovi pneumatici. Che nel 2019 saranno in soli tre colori: bianco, giallo e rosso. Questo a simboleggiare le tre mescole scelte da Pirelli per ogni Gran Premio: dalla più dura alla più tenera, rispettivamente. L’obiettivo è facilitare la comprensione dei valori tecnici in campo, specialmente per un pubblico vasto coime quello televisivo. Ma tre soli colori per le coperture slick (in veste dei sette di quest’anno) non significano tre sole mescole: la rossa di montecarlo, tanto per fare un esempio, sarà ovviamente più tenera della rossa per Silverstone e le sue sollecitazioni massime. A fianco dei colori Pirelli specificherà dunque l’esatto livello di durezza della mescola, con un sistema di valiutazione che sarà rivelato a breve e che risentirà anche delle indicaioni dei test in programma ad Abu il 27 e 28 novembre.

Back to the future, quindi: si torna in pista, subito dopo l’ultimo GP stagionale, e l’obiettivo è la F1 che verrà.

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