Alan Jones,
braccio di ferro down-under

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Un tempo non lontano, le F1 si guidavano con polsi, spalle e avambracci. Simulatori ed elettronica erano di là da venire: coraggio e forza fisica erano la base imprescindibile se si voleva costringere le monoposto dell’epoca in certe traiettorie che la forza centrifuga e le vibrazioni tendevano invece a proibire. Alan Stanley Jones (nato a Melbourne il 2 novembre di 74 anni fa) è esattamente il prototipo del pilota appena descritto. Forza fisica, cuore oltre l’ostacolo, carattere burbero e una genuina anima da cow-boy dell’emisfero opposto: riuscì a cogliere l’attimo, trionfando nel Mondiale F1 1980 proprio grazie a queste sue caratteristiche umane e professionali.

Gli esordi

La sua carriera giovanile segue il cliché degli australiani di quel tempo. Nel sogno di emulare il tri-campione iridato Jack Brabham, primo grande connazionale dei Gran Premi, Jones segue la strada già seguita da altri aussie desiderosi di scalare le gerarchie mondiali da corsa: va in Inghilterra. Lo fa dopo avere vinto a 17 anni il campionato karting di casa sua e corso in vari campionati Turismo locali. Sbarca in Europa nel 1967. Ci mette sei stagioni a imporsi nell’importante campionato F3 John Player Special e il risultato gli lubrifica la strada verso i Gran Premi, dove debutta nel 1975 con la Hesketh (vincitrice quell’anno con James Hunt del suo unico GP). In corso di stagione passa poi alla Lola del team Embassy Hill. Nel 1976 è alla Surtees. Nel 1977 è in Shadow e conquista in Austria la sua prima vittoria.

L’anno del mondiale piloti

La Williams lo nota e decide di costruire su di lui la squadra del futuro, che può contare sui petro-dollari dei primi sponsor arabi sbarcati in F1. Già nel ’79, infatti, il team vince per la prima volta, a Silverstone. Non però per merito di Jones, ritirato. Ma grazie al suo compagno Clay Regazzoni. Da lì in poi, però, Alan sale in cattedra, vince quattro Gran Premi e conclude il Mondiale al terzo posto.

Il 1980 è il suo anno. Vince in Argentina, Francia, Gran Bretagna, Canada e Stati Uniti. Il titolo iridato arriva su un piatto d’argento. La Williams FW07 è la monoposto da battere: telaisticamente superiore, ma durissima da guidare perché estremamente rigida e priva di servosterzo, handicap che piagano le energie di Regazzoni ma che vengono addomesticate da Jones grazie a spalle e braccia poderose. Sessioni di prove e gare dominate, poi il pilota disdegnava le riunioni tecniche e scompariva dai box per andarsi a bere due birre. Oltre all’elettronica, anche le diete millimetriche, gli integratori e i fisioterapisti personali erano di là da venire per i piloti.

La rivalità con Reutemann

Nel 1981 Jones potrebbe fare il bis, ma in Williams è arrivato l’argentino Carlos Reutemann e presto il team si frantuma in una formidabile guerra interna. In Brasile, Reutemann ignora infatti la gerarchia di team (sarebbe il pilota numero due, dato il titolo di Alan) e supera il compagno andando a vincere e facendo deflagrare l’atmosfera in Williams. Jones conquista due soli GP:  il secondo è lo scontro finale sulla discutibile pista fra muretti di new-jersey nel parcheggio dell’hotel Ceasar’s Palace a Las Vegas, dove si guarda bene dal dare una mano al compagno Reutemann che è in lizza per il titolo. Carlos, velocissimo in prove e qualifica, viene praticamente abbandonato  dal team e sotto pressione sbaglia tutto concludendo fuori dai punti. Al giovane Nelson Piquet basta un quarto posto con la Brabham per laurearsi campione. Anche tanti anni dopo, interrogato su quale fosse la sua vittoria più bella, Jones ammetterà senza senso di colpa: “Las Vegas 1981: non tanto per la vittoria ma per il mio compagno fregato per il titolo...”.

La lontananza dai Gran premi

Nel 1982 torna in Australia, dove corre nel campionato Turismo locale. Ma la lontananza dai Gran Premi si fa sentire: torna con la Arrows al GP di Long Beach 1983, quindi torna nuovamente a casa per firmare nel 1985 per il team Haas (soltanto omonimo di quello attuale), con il quale gareggia tutto l’86 senza alcun risultato degno di nota. Anche nel 1987 sfiora l’ennesimo ritorno: al GP a Silverstone con una terza Williams oltre a quelle di Mansell e e Piquet. Ma il progetto non si concretizza. Oggi Jones è un personaggio top del mondo delle corse in Australia. La sua presenza al GP di Melbourne è regolare e commenta anche alcune gare per vari canali TV locali. Se vuoi fartelo amico, basta offrirgli una birra e la domanda su Las Vegas 1981: accetterà entrambe.


ALAN JONES - 2 novembre 1946
GP disputati: 116
Pole position: 6
GP vinti: 12
Titoli iridati: 1 (1980)

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